Aeroporto JFK.
Il mio aereo sta per decollare.
Fra poco lascerò New York e anche se le emozioni viaggeranno con me, c’è qualcosa che resterà qui e che dovrò necessariamente tornare a riprendere.
Mentre i motori rullano, penso che da quando ho iniziato a correre ho trascorso tanti momenti importanti, che ricordo con affetto, ma nulla potrà mai essere paragonato a questa emozionante esperienza.
La Maratona di NY è forse il sogno di ogni podista ed io, che mi sento una privilegiata ad averla vissuta, vi consiglio di coltivare questo sogno con grande passione, fino a renderlo reale.
Sono venuta qui con l’intento di portare a casa un risultato, seppur modesto, e vado via pensando a quanto sia stata stupida anche solo a pensarlo.
La Maratona di NY ti riporta a quello che la corsa dovrebbe essere: una festa.
Non appena ho messo piede in città, ho percepito da subito un’aria speciale.
Nei giorni che precedono l’evento, per le strade si incontrano runners provenienti da ogni parte del mondo.
Tutti si sentono parte di qualcosa di importante, tutti sanno che vivranno qualcosa di indimenticabile.
Central Park ci accoglie per gli ultimi allenamenti mattutini e un cielo limpido accende le mie speranze. So già che domenica ci accompagnerà un bellissimo sole.
È venerdì sera e la cerimonia inaugurale sta per avere inizio.
Aspettavo questo momento con impazienza e non sono rimasta delusa.
L’evento viene celebrato in un tripudio di colori e allegria.
Quando partono i fuochi d’artificio sulle note di New York New York, siamo tutti con il naso all’insù, increduli e felici. Fra poche ore saremo i veri protagonisti di questa splendida avventura.
Finalmente, è l’alba di domenica 6 novembre.
La città che non dorme mai, ci saluta ai primi chiarori del mattino.
In silenzio, guardo fuori dal finestrino dell’autobus che mi porterà a Staten Island e vedo centinaia di pullman che si dirigono tutti verso la stessa meta. È uno spettacolo emozionante.
Non appena arrivati, siamo subito accolti dalla polizia per i controlli di sicurezza, ci sorridono, scherzano con noi e ci incoraggiano. Nulla è come lo avevo immaginato.
Entro nell’area dove dovrò aspettare un paio di ore prima della partenza, ma l’attesa vola.
Sento le note dell’inno americano, il cannone spara, la 46esima edizione della Maratona di New York ha inizio.
Finalmente, arriva il mio momento.
Sono nella griglia di partenza e l’emozione cresce ad ogni passo che faccio per arrivare allo start.
Ci siamo. Un nuovo sparo. Il mio viaggio è cominciato.
Sul Ponte da Verrazzano, mi volto solo per un momento e vedo migliaia di runners avanzare, siamo una città in movimento.
Sulla mia sinistra scorgo Manhattan, dovrò fare ancora molta strada per conquistarla.
Il ponte è in salita e il vento soffia forte, sono emozionata, non percepisco la fatica.
Entriamo a Brooklyn ed è proprio qui che la gara ha inizio.
Si, perché la Maratona di New York non è il percorso, non è la città, non i runners, la Maratona di NY è le migliaia di americani che si riversano in strada per dare vita ad uno degli spettacoli più entusiasmanti cui abbia assistito nella mia vita.
Credetemi, i racconti che avete ascoltato dai vostri amici, non sono nulla rispetto a ciò che vedrete e sentirete in questi unici e meravigliosi 42 km.
Non è solo un’aria di festa, non viene celebrato lo sport, sei tu ad essere celebrato e quando questa sensazione arriva, ti colpisce come un pugno dritto nello stomaco.
A NY, se corri la Maratona sei qualcuno di cui avere cura e rispetto e la gente non economizza di certo nel fartelo sentire.
È un qualcosa di meraviglioso che purtroppo non credo riuscirò a trasmettervi a parole, il mio racconto ne risulterebbe comunque inadeguato.
Quando le due onde del ponte si ricongiungono su un’unica strada, la grandiosità degli oltre 50.000 partecipanti mi investe come un’onda e mi sale un nodo in gola. È tutto così straordinario.
Sono ormai a metà gara e la stanchezza si fa sentire, ci sono pochi tratti di pianura nel percorso, le strade sono ampie, infinite e mentalmente sento il peso dei chilometri che mancano al traguardo.
Il Queensboro Bridge mette a dura prova il mio fisico, è ripido e il vento forte soffia in diagonale. Lo supero con enorme fatica e imbocco la First Avenue.
Anche qui, lo scenario è maestoso e provo nuovamente un forte, meraviglioso, turbamento.
Spalanco gli occhi di fronte all’enorme numero di spettatori ai lati delle strade, sono lì solo per noi.
Gridano, suonano, ci chiamano per nome per attirare la nostra attenzione. Il loro intento è quello di aiutarti ad arrivare al traguardo e statene certi, lo faranno.
Sulla 1st Ave, in molti mollano, parecchi runners si fermano, altri si ritirano, alcuni stanno male, anche io vivo un pessimo momento ma riesco a superarlo grazie alla generosità del pubblico che mi vede in difficoltà e mi viene in soccorso invitandomi a non mollare.
È come essere accompagnati al traguardo da migliaia di compagni di gara.
Sostituiscono i miei, che mi mancano enormemente in questo momento di difficoltà.
So che mi stanno seguendo passo passo e anche se un oceano ci divide, li sento fare il tifo per me.
Ecco Central Park, che indossa il suo vestito più bello, quello autunnale.
Manca poco ormai, ma le difficoltà non sono finite.
Il tempo non lo percepisco più già da qualche chilometro, le mie gambe cedono e i segni della sofferenza si vedono.
Una signora si stacca dal pubblico e mi corre accanto qualche metro, si è accorta che sto per mollare. Il suo non è più un incitamento ma un monito: “vai a prendere la tua medaglia”.
È lei a darmi la forza per continuare.
Tutti i pensieri di resa spariscono all’improvviso, ormai ho la certezza che ce la farò.
Sento la voce amplificata dello speaker in lontananza, l’entusiasmo mi fa accelerare leggermente, alzo le braccia al cielo e taglio il traguardo della 46esima Maratona di New York.
Nel breve tratto che mi separa dall’uscita, mi volto per la seconda volta dall’inizio della gara e ripenso alle mani che ho sfiorato, ai sorrisi che ho ricambiato, a tutte le volte che mi sono voltata quando qualcuno ha urlato il mio nome.
Non mi importa nulla del mio risultato, vi sembrerà assurdo ma ho dimenticato di guardarlo.
Sono uscita da Central Park, senza conoscere il mio tempo.
All’inizio del mio, mi perdonerete, prolisso racconto, ho scritto che la Maratona di NY ci riporta a quello che la corsa dovrebbe tornare ad essere.
Non so come fosse un tempo, ma ora siamo forse troppo legati agli orologi e spesso ci dimentichiamo di ascoltare a fondo le emozioni che la corsa ci regala.
Qui, vi sarà impedito di ignorarle e amerete questa sensazione fino a imprimerla dentro voi stessi in modo indelebile.
La Maratona di NY è una splendida avventura, e mentre l’aereo si stacca dal suolo americano per riportarmi a casa, sorrido e ringrazio chiunque mi abbia permesso di viverla.
Guardo fuori dal finestrino, ripenso ai momenti più emozionanti e fatico a distinguere tra immaginazione e realtà.
Mi sembra quasi di non averla vissuta.

Roma, 15 novembre 2016medaglia

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